Il libro della settimana: Roma kaputt mundi – Domenico Paris

Idee regalo06/05/2016

Leggere “Roma kaputt mundi” di Domenico Paris (Valletta Editore) è una passeggiata in una delle tante periferie della Capitale durante una calda serata estiva. Dalle finestre aperte ti arrivano rumori di stoviglie e televisori accesi, spezzoni di discorsi, pianti e risate. Senti la puzza di smog che ti pizzica le narici e l’odore marcio dell’asfalto bagnato che ti torce lo stomaco

La Roma de La Grande bellezza è lontana da questo scenario. Perché qui la vita non è quasi mai dolce e la bellezza è nascosta tra le righe, se c’è. Ogni tanto salta fuori, certo. Ma lo fa all’improvviso, quando meno te l’aspetti. S’affaccia violenta come un raggio di sole tra l’intonaco scrostato di due palazzoni della Tiburtina o della Tuscolana. T’acceca e ti lascia stordito per un po’. Dura poco. Perché poi il sole gira di nuovo e intorno a te resta ombra. Umida, pesante, appiccicosa. Al lettore sembra di conoscere tutti i protagonisti dei nove racconti che compongono il libro di Paris. Studenti perdigiorno, pensionati incattiviti, casalinghe disperate, lavoratori precari, poliziotti dall’accento meridionale… Gente normale, con vite normali, banali. Vite spese anonimamente in una Roma stravaccata e opprimente, tra bilocali che cascano a pezzi, kebabbari iperilluminati, afose stazioni della metro, vicoli infestati dai punkabbestia. Storie perse nella quotidiana frustrazione di desideri che sembrano così vicini eppure restano inarrivabili, tra gli stradoni trafficati e i vicoli luridi di una metropoli che sembra sempre sul punto di collassare su se stessa. Eppure sono storie che non lasciano mai indifferenti. Paris le racconta senza filtri, con una scrittura secca e spigolosa, affilata come un rasoio. Una scrittura che non risparmia niente a nessuno. Eppure in mezzo a tutta questa tremenda quotidianità, raccontata attraverso uno sguardo disilluso e quasi chirurgico, ogni tanto, non puoi fare a meno di sentire uno smottamento. C’è qualcosa che si muove tra un pagina e l’altra, qualcosa che cerca disperatamente di uscire. Poi in un attimo succede. Bastano poche parole, un solo aggettivo, una frase smarrita. E un lampo violento di poesia t’investe.

Da Redazione

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